martedì 14 novembre 2006

The show must go on

Sono già passati due anni.
Oggi, due anni fa, 15.11.2004, trascorrevo il mio primo giorno in quell'inferno..
anche se lui sarebbe tornato dal suo viaggio solo qualche giorno dopo...
Solo dieci giorni prima avevo fatto quel primo incontro con lui, un incontro breve, capace però di svuotarmi completamente.. il fatto che oggi io lo ricordi così nitidamente, che mi torni alla mente nonostante tutto il tempo trascorso, è la prova di quanto mi abbia segnata profondamente..
A distanza di qualche mese, quando finalmente ho trovato il coraggio di reagire ad una situazione talmente frustrante, ho iniziato a scrivere, come in questo momento, di quel primo incontro
..

"Lui le incuteva terrore.
Era solo un uomo ma aveva qualcosa che sembrava trascendere.. negli inferi..
Lei lo aveva avvertito nel primo istante, in quel loro primo incontro.
Quegli occhi azzurri potevano aver incantato in età più giovane, e nella sua mente nulla forse era cambiato, non si accorgeva o non voleva ammetterlo che degli anni erano trascorsi.
Non poteva accettarlo, seduto sulla poltrona del suo maestoso studio, sgorgava potere e sopraffazione..
La guardava, facendola sentire insignificante.. il suo futuro appeso ad un filo di quel burattinaio..
Sentiva il suo cuore gridare per l'ultima volta avvertendola che in quel luogo, se avesse scelto di rimanere, non avrebbero trovato riparo i sui sogni, i suoi interessi, le sue fantasie.. tutto sarebbe soffocato, inghiottito da un ambiente estraneo, freddo, meccanico.
Ma non c'era alternativa.
Il freddo di quella sera di novembre le era entrato dentro, facendole scendere il primo gradino verso il fuoco.
Non poteva lasciare trapelare nulla di ciò che provava, nessun altro in quella stanza aveva percepito il suo profondo disagio verso di lui, nessuno aveva capito come si fosse creato uno scontro tra ragione e sentimento.
L'ignoranza la faceva sentire minuscola .
Lui non sembrava credere in lei.. voleva spaventarla.. farla fuggire tra le braccia di mamma e papà.. umiliarla.
Non ci sarebbe riuscito.. lei non gliel'avrebbe permesso.
Aveva sofferto per arrivare a quel primo traguardo solo pochi giorni prima, aveva sacrificato parte della sua giovinezza su quei libri, le notti.. ci credeva.
Ed ora lui negava valore a tutto il suo lavoro, a tutti suoi sforzi.
Salendo in auto, guidando nel buio ed allontanandosi da quella città che non avrebbe mai amato, lei raffreddava il suo cuore.
Il cinico uomo, a cui non avrebbe mai voluto assomigliare, la stava già plagiando nei pensieri.. rompere ogni rapporto con l'altra vita sembrava in quel momento essere l'unica strada da percorrere per poter sopravvivere in quel luogo.. estromettere dalla mente le anime dell'altra vita le avrebbe permesso di non soffrire per la loro mancanza.
Non potevano rimanere.
Fermando l'auto, 30 km percorsi, ogni giorno si sarebbe sentita sempre più vuota.
Sola.
Lui... i suoi occhi... il suo sguardo... le riempivano la mente.
Se quel telefono non avesse suonato, lei ci avrebbe davvero creduto e come un traditore il capitano avrebbe lasciato la sua nave e i suoi amatissimi e fedeli uomini sarebbero stati abbandonati.
Ma quella voce in un attimo era riuscita ad orbitarla fino a casa, l'altra vita, la sua vita..
quella vita che pensava di dover dimenticare... e con essa... loro.
Il cuore ghiacciato si era sciolto col calore della stessa voce di lei che rispondeva a quella voce maschile... che per la seconda volta da quella sera di maggio, la riportava a vivere.. **"

Oggi, talvolta, mi capita ancora di pensare a lui.. a quel periodo della mia vita che mai avrei voluto vivere.. ma che mi ha cambiata profondamente.. rendendomi una persona più forte.

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